Ricordiamo con affetto e commozione l'ex alfierino Gabriele Boetti, diplomatosi nel 2009. È stato un grande collaboratore e sostenitore del Quintiliano fino alla sua morte prematura avvenuta il 6 gennaio 2019. I suoi progetti per i nostri laboratori erano molti e con lui avremmo organizzato tanti eventi. Lo vogliamo ricordare qui con qualche foto.
giovedì 11 luglio 2024
martedì 26 febbraio 2013
Lo tsunami politico
Elezioni 2013
Bersani vince di misura alla Camera contro Berlusconi. Boom di Grillo: M5S primo partito. A Monti il 10%
di Edoardo Schiesari
Si è finalmente conclusa la convulsa giornata elettorale, i cui
risultati finali indicano Bersani come futuro presidente del Consiglio e
la coalizione di centrosinistra a capo della Camera, con una risicati
sisma maggioranza del 29, 55%, contro il 29,15 del centrodestra. Un
risultato assolutamente deludente rispetto alle aspettative, specie se
si considerano le scissioni interne al Pdl, la mancanza di fiducia
espressa chiaramente dall’Europa nei confronti di Berlusconi (richiamata
oggi dallo stesso Schulz, ironicamente soprannominato Kapò dal
Cavaliere durante uno dei suoi show al Parlamento Europeo), e tutte le
grane giudiziarie dell’ex premier. Eppure, è stato uno attenuante testa a
testa tra Pdl e Pd, che ha visto Berlusconi rimontare clamorosamente
nelle ultime ore, sopprattutto grazie ai voti ottenuti in Lombardia,
Campania e Sicilia.
Da sottolineare tre aspetti del risultato delle urne.
Primo: nessun partito ha ottenuto la maggioranza in Senato. Non è
stato infatti raggiunto infatti il quorum dei 158 seggi necessari
(quelli necessari per ottenere più della metà di quelli totali). Il Pd
si è fermato a 123, il Pdl a 118, con a seguire i 53 dei M5S e i 19 di
Lista civica.
Risultato: o il Pdl e il Pd optano per una politica di compromessi, o l’Italia sarà un paese ingovernabile, e l’unica soluzione possibile sarà il ritorno al voto. E in un momento così delicato, in cui servono riforme condivise per uscire definitivamente dalla crisi e dare il via ad una progressiva crescita economica, avere un governo instabile può avere delle gravi conseguenze sui mercati finanziari e sulla crescita dello Sread. Ma auspicare un accordo tra Berlusconi e la sinistra, che da anni, in seguito ai pesanti e indiscriminati attacchi del Cavaliere, dichiarano di non voler assolutamente collaborare, è quasi un’utopia.
Risultato: o il Pdl e il Pd optano per una politica di compromessi, o l’Italia sarà un paese ingovernabile, e l’unica soluzione possibile sarà il ritorno al voto. E in un momento così delicato, in cui servono riforme condivise per uscire definitivamente dalla crisi e dare il via ad una progressiva crescita economica, avere un governo instabile può avere delle gravi conseguenze sui mercati finanziari e sulla crescita dello Sread. Ma auspicare un accordo tra Berlusconi e la sinistra, che da anni, in seguito ai pesanti e indiscriminati attacchi del Cavaliere, dichiarano di non voler assolutamente collaborare, è quasi un’utopia.
Secondo: il Movimento 5 stelle è ufficialmente il primo partito in Italia. Ha ottenuto il
25,54% dei voti, superando di 4 punti il Pdl e di 0,1 il Pd. Un vero boom, di cui lo stesso Napolitano aveva sottovalutato la portata mesi fa, e che invece si rivela una forza chiave per il governo del Paese. In primo luogo perché manifesta un forte desiderio di cambiamento da parte dei cittadini, di malcontento nei confronti della vecchia classe dirigente; poi perchè, se si alleasse con qualunque delle coalizioni all’interno della Camera, determinerebbe quale sia veramente la maggioranza al governo. Per ora, Grillo, il fondatore, ha sempre dispensato critiche a tutti i partiti, ma non ha mai dichiarato a quale ideologia politica si sente appartenere. Continuerà a mantenete il distacco dai partiti? Staremo a vedere.
25,54% dei voti, superando di 4 punti il Pdl e di 0,1 il Pd. Un vero boom, di cui lo stesso Napolitano aveva sottovalutato la portata mesi fa, e che invece si rivela una forza chiave per il governo del Paese. In primo luogo perché manifesta un forte desiderio di cambiamento da parte dei cittadini, di malcontento nei confronti della vecchia classe dirigente; poi perchè, se si alleasse con qualunque delle coalizioni all’interno della Camera, determinerebbe quale sia veramente la maggioranza al governo. Per ora, Grillo, il fondatore, ha sempre dispensato critiche a tutti i partiti, ma non ha mai dichiarato a quale ideologia politica si sente appartenere. Continuerà a mantenete il distacco dai partiti? Staremo a vedere.
Infine: il “centro” è crollato, la curiosa alleanza Monti-Fini-Casini
si è rivelata un fallimento. Monti è riuscito ad ottenere il 10%, ma
Fini e Casini, ottenendo entrambi meno del 2%, con il risultato di
essere esclusi totalmente dall’ottenere un seggio in Parlamento. Stessa
sorte tocca a Ingroia, che attacca il Pd e i media sostenendo di essere
stato “oscurato”, e, come era prevedibile, Giannino. L’amarezza nelle
parole di Monti è palpabile, ma traspare un sincero apprezzamento e una
gratitudine quasi commovente nei confronti di chi ha capito che i
sacrifici imposti dal governo “dei professorini” avevano come scopo il
Bene comune, e che hanno mostrato senso civico nel sostenerlo col
proprio voto, facendo prevalere “l’amor di patria” sull’egoismo di chi
bada solo ai propri interessi.
di Edoardo Schiesari (da Retrooline)Pubblicato su richiesta dell'autore
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=yJbP0TA-s7I
mercoledì 6 febbraio 2013
Fratelli delusi
Meloni alla GAM di Torino: presentato Fratelli d’Italia, il partito dei delusi
di Edoardo Schiesari
Giorgia Meloni, coofondatrice del neopartito Fratelli d’Italia, ha
concluso così il suo discorso di campagna elettorale alla GAM( galleria
d’arte moderna) di Torino, tenutosi sabato pomeriggio. Un discorso in
cui i toni sono stati certamente molto sostenuti, e in cui non sono
stati risparmiati i due acerrimi nemici della destra italiana odierna,
il Pd e il premier uscente Monti, costantemente sotto attacco,
indipendentemente dal contesto. Niente di nuovo sotto il sole, si
potrebbe dire.

Quanto a Monti, il cambiamento di posizione sull’Imu mostrata in
questi giorni ha fornito pane per i denti per l’agguerrita ex
parlamentare Pdl, che ha definito definito il suo comportamento da
“peggiore dei politicanti”.
Non è questa la novità, ma la chiarezza, la decisione con cui la
Meloni ha preso le distanze da Berlusconi. Una presa di posizione
drastica fatta a nome del partito, nonostante gli altri cofondatori
siano Crosetto e La Russa, fedelissimi al Cavaliere fino a pochissimi
giorni fa. Ha definito Fratelli d’Italia “il partito di centro destra
che si può votare a testa alta”, ha polemizzato contro la presenza di
molti politici “impresentabili”a causa delle fedine penali tutt’altro
che pulite, graziati solo perché amici di Berlusconi (riferendosi a
dell’Utri), ha ribadito l’obbligo morale per chiunque faccia politica di
“restare fedeli alle proprie idee e non a un capo”. Diversa anche la
posizione sulla legge elettorale: nella scelta dei Parlamentari, ha
sostenuto, si deve ricorrere alla meritocrazia, la politica non deve
essere il sostentamento di chi non è in grado di guadagnare “facendo
altro”, e per metterla in atto è necessario un sistema elettorale
preferenziale. Insomma, la Meloni coi suoi attacchi ha travolto la
“vecchia” destra berlusconiana come un fiume in piena, ha incarnato il
ruolo che Renzi a sua volta ha tentato di assumere (con scarso esito)
all’interno della sinistra: quello di saper rinnovare e migliorare
concretamente la politica, per ridare fiducia ed entusiasmo agli
elettori. Che sia un fuoco di paglia, destinato a spegnersi in pochi
mesi? Lo stabilirà il risultato delle urne. Ma almeno questa volta,
forse, c’è la possibilità che il Cavaliere si renda conto che a
giudicare i suoi comportamenti scandalosi non sia soltanto la “sinistra
comunista”. Non si tratterebbe di un passo indietro, ma di fare un esame
di coscienza: un atto simile da parte di Berlusconi, sarebbe già
qualcosa di importante.
articolo già pubblicato su Retrò on line
venerdì 25 gennaio 2013
Ecologia: il 22 gennaio 1978 la Svezia proibiva l’uso di bombolette spray dannose per l’atmosfera
Il buco nell’Ozono, lo scioglimento dei ghiacciai, il riscaldamento
globale, il rischio di estinzione di intere specie di animali: oggi
queste problematiche sono all’ordine del giorno. I media in particolare,
hanno contribuito a sensibilizzare la popolazione, rendendola il più
consapevole e informata possibile sulle conseguenze che i danni subiti
dall’ambiente e all’atmosfera possono comportare sulla salute. Un metodo
che si basa soprattutto sulla paura e sull’egoismo, inteso come amore
per sé stessi, sempre presenti nell’essere umano: se si parte dal
presupposto che sono questi i due aspetti dell’uomo che più lo
influenzano, i media possono far leva su questi due aspetti informando e
indirizzando l’agire comune verso il bene della società. Basta far
sapere che i raggi ultravioletti non schermati dall’Ozono provocano il
cancro, e subito l’interesse della popolazione si accende. E gli effetti
cominciano a vedersi, anche se i danni provocati all’atmosfera dai gas
sembrano irreversibili: molti tra i più grandi paesi industrializzati
hanno aderito a un programma di riduzione di emissione di gas nocivi, in
particolare nel 2001 col protocollo di Kyoto, sottoscritto in Giappone
da più di cento sessanta paesi; spesso si effettuano degli studi
pubblicati da tutti i maggiori quotidiani sulle condizioni di
inquinamento nelle gandi città, e per migliorarne le condizioni si è
arrivati ad imporre l’obbligo della raccolta differenziata (per ridurre
tramite il riciclo il consumo di plastica, materiale inquinante) e a
vietare la circolazione di automezzi in molte zone del centro urbano.
Chi avrebbe mai immaginato, anni fa, che la gente vi avrebbe dato tanta
importanza, da invitare i consumatori a servirsi di una sola busta,
riutilizzabile ogni volta, per fare le spesa nei supermercati?
C’è una data specifica con si può identificare l’inizio di questo radicale cambiamento di prospettiva: il 23 gennaio 1978. Quel giorno infatti fu la data della prima presa di coscienza da parte di un’intera nazione del fatto che l’uomo e le sue attività possono provocare dei danni all’ambiente. La Svezia infatti mise al bando l’uso delle bombolette spray, molto usate per murales e graffitti, in seguito alle scoperte riportate dai due ricercatori Mario Molina e Sherwood Rowland nel 1974 (i primi a individuare la connessione tra gas e assottigliamento dell’Ozono nelle zone polari). Queste infatti contenevano gas che se concentrati in grandi quantità nell’atmosfera, danneggiano lo “scudo” che protegge il pianeta dalle radiazioni solari: sono i cosiddetti CC, i clorofluorocarburi. Anche se alcuni paesi, tra cui gli USA e la Cina, hanno continuato a farne un uso larghissimo nella produzione industriale per oltre trent’anni, questa data ha un significato simbolico fondamentale: mostra come la linea politica dei governi e delle classi dirigenti abbia deciso di sacrificare gli interessi economici per preservare i propri cittadini, anche se allora il livello d’informazione era tale che avrebbero potuto tranquillamente non riconoscere la validità delle scoperte scientifiche, come si è fatto con l’amianto in Italia. Non basta essere a conoscenza dei fatti, bisogna avere delle priorità, bisogna possedere una coscienza civile che imponga di sciegliere ciò che è giusto e non ciò che conviene. Non si tratta di populismo, ma di semplice rispetto per il prossimo.
C’è una data specifica con si può identificare l’inizio di questo radicale cambiamento di prospettiva: il 23 gennaio 1978. Quel giorno infatti fu la data della prima presa di coscienza da parte di un’intera nazione del fatto che l’uomo e le sue attività possono provocare dei danni all’ambiente. La Svezia infatti mise al bando l’uso delle bombolette spray, molto usate per murales e graffitti, in seguito alle scoperte riportate dai due ricercatori Mario Molina e Sherwood Rowland nel 1974 (i primi a individuare la connessione tra gas e assottigliamento dell’Ozono nelle zone polari). Queste infatti contenevano gas che se concentrati in grandi quantità nell’atmosfera, danneggiano lo “scudo” che protegge il pianeta dalle radiazioni solari: sono i cosiddetti CC, i clorofluorocarburi. Anche se alcuni paesi, tra cui gli USA e la Cina, hanno continuato a farne un uso larghissimo nella produzione industriale per oltre trent’anni, questa data ha un significato simbolico fondamentale: mostra come la linea politica dei governi e delle classi dirigenti abbia deciso di sacrificare gli interessi economici per preservare i propri cittadini, anche se allora il livello d’informazione era tale che avrebbero potuto tranquillamente non riconoscere la validità delle scoperte scientifiche, come si è fatto con l’amianto in Italia. Non basta essere a conoscenza dei fatti, bisogna avere delle priorità, bisogna possedere una coscienza civile che imponga di sciegliere ciò che è giusto e non ciò che conviene. Non si tratta di populismo, ma di semplice rispetto per il prossimo.
già pubblicato su RETRO' ON LINE
lunedì 26 novembre 2012
L'ALFIERI a "SCUOLA APERTA" su Q TV
fra qualche giorno sarà on line
SCUOLA
APERTA
sul nostro canale
Q TV di Youtube
un video dell'Associazione Quintiliano
realizzato al
Salone dell'Orientamento
ORIENTARSI
organizzato dalla Provincia di Torino
finalizzate a un'ulteriore divulgazione
attraverso i social network
delle realtà scolastiche
a beneficio dei futuri studenti della scuola secondaria di secondo grado
lunedì 12 novembre 2012
Grillo:"Fuori il piemontese Biolè
di Edoardo Schiesari
Siamo alla degenerazione. Il M5S si sta mostrando completamente
diverso da come ce lo si aspettava. Inizialmente si era presentato come
alternativa valida ai partiti per guidare il Paese, partiti che
effettivamente dimostrano di essere incapaci di agire concretamente
perché dominati da interessi personali di molti militanti che poco hanno
a che fare con il bene pubblico e perché gran parte dei politici si è
rivelata incompetente, impreparata e molto incline al cedere
all’illegalità pur di accumulare e mantenere benessere e prestigio. Fin
qui, nulla da obbiettare.
Come non vi è nulla da contestare quando Grillo afferma di volere un
movimento politico che non gravi economicamente sulla vita dei
cittadini, e che le qualità peculiari dei suoi componenti devono essere
la preparazione e l’onestà: anzi, sarebbe da auspicare che diventasse il
principio base per ottenere la tessera di qualunque partito politico.
Ma adesso la situazione sta precipitando: Grillo sta assumendo dei
comportamenti da “padre-padrone” (come lo definisce Libero) nei
confronti dei suoi militanti, che purtroppo ricordano moltissimo
l’atteggiamento che in passato ha assunto Berlusconi con i suoi: come
dimenticare l’invito rivolto dall’ex premier a Iva Zanicchi,
eurodeputata del Pdl, ad abbandonare gli studi dell’Infedele, il talk
show condotto da Lerner su La7, dopo un servizio sul caso Ruby-Minetti?
Martedì scorso il consigliere regionale del movimento in Piemonte, Fabrizio Biolè, è stato “scomunicato” dal M5S, decisione presa unicamente da Grillo e che gli è stata comunicata tramite una raccomandata redatta dall’avvocato del comico genovese. Formalmente il motivo è la sua partecipazione politica a due precedenti candidature, sotto il marchio di un vero e proprio partito. Ma questa è una palese contraddizione: come poteva non esserne a conoscenza Grillo già al momento della sua iscrizione al movimento, dopo che lui stesso è così selettivo nella nomina dei membri?
Martedì scorso il consigliere regionale del movimento in Piemonte, Fabrizio Biolè, è stato “scomunicato” dal M5S, decisione presa unicamente da Grillo e che gli è stata comunicata tramite una raccomandata redatta dall’avvocato del comico genovese. Formalmente il motivo è la sua partecipazione politica a due precedenti candidature, sotto il marchio di un vero e proprio partito. Ma questa è una palese contraddizione: come poteva non esserne a conoscenza Grillo già al momento della sua iscrizione al movimento, dopo che lui stesso è così selettivo nella nomina dei membri?
Appresa questa notizia, Biolè ha immediatamente espresso il suo
rammarico sui social network, e le malelingue, tra cui un certo
Federico Faenza, hanno sottolineato come non possa essere nemmeno
verosimile che questa sia la vera causa, ma che il motivo più probabile
sia il sostegno del consigliere espresso nei confronti di Federica
Salsi, la grillina che è stata massacrata da Grillo dopo la sua
partecipazione a Ballarò, e che rischia di fare una fine (politica)
analoga a quella di Biolè.
Qualunque sia il vero motivo, è scorretto l’atteggiamento di Grillo
nei confronti di chi partecipa al suo movimento, perché deve comunque
essere mantenuta intatta la libertà di parola e di pensiero, ed è
essenziale che ci siano opinioni discordanti in una stessa fazione
politica: come rendersi conto, se no, degli errori che si compiono?
Sopprattutto se si tiene a mente che il comico aveva inizialmente
dichiarato di essere puramente un sostegno per i militanti, e che non li
avrebbe condizionati o tanto meno controllati.
Nel caso in cui invece l’espulsione di Biolè nasca solamente dai suoi “precedenti politici”, sorge un’osservazione spontanea: perché dare importanza ad un aspetto così limitato, dopo che il consigliere si è rivelato onesto, preparato e disposto a rinunciare ai privilegi che giustamente Grillo contesta ai politici? Non è forse la sostanza che conta, le capacità e l’impegno disinteressato, che deve determinare il giudizio su una persona, e non il marchio politico? A queste domande, si sa, Grillo non darà risposta: non accetta nemmeno un rapporto coi giornalisti!
Forse ci dedicherà qualche frase lapidaria sul suo blog: sempre a senso unico, sempre in assenza di qualcuno che obietti o contraddica le sue sententeze, ma sempre meglio del silenzio indifferente.
Nel caso in cui invece l’espulsione di Biolè nasca solamente dai suoi “precedenti politici”, sorge un’osservazione spontanea: perché dare importanza ad un aspetto così limitato, dopo che il consigliere si è rivelato onesto, preparato e disposto a rinunciare ai privilegi che giustamente Grillo contesta ai politici? Non è forse la sostanza che conta, le capacità e l’impegno disinteressato, che deve determinare il giudizio su una persona, e non il marchio politico? A queste domande, si sa, Grillo non darà risposta: non accetta nemmeno un rapporto coi giornalisti!
Forse ci dedicherà qualche frase lapidaria sul suo blog: sempre a senso unico, sempre in assenza di qualcuno che obietti o contraddica le sue sententeze, ma sempre meglio del silenzio indifferente.
l'articolo è già stato pubblicato su Retrò
giovedì 8 novembre 2012
"Prego Dio perché il Presidente abbia successo!"
Mitt Romney e il perché della sua sconfitta
di Edoardo Schiesari
(già pubblicato su Retrò on line)
La notizia della vittoria di Obama, come tutti sanno, è stata accolta con enorme entusiasmo in tutto il mondo. La campagna verso la conquista della Casa Bianca, e soprattutto l’ultima, lunghissima notte dopo la chiusura dei seggi elettorali, è stata seguita anche da moltissimi europei: la tensione era elevatissima, e il testa a testa, con il lieve margine di distacco tra i due candidati e l’incertezza che ha dominato per molte ore, ha creato un supporto in parte simile al tifo calcistico: anche sui social network non mancavano frasi come “vai Obama, puoi farcela”,”forza Romney” e simili. Solo le elezioni americane sono in grado, tra gli eventi politici, di creare un coinvolgimento emotivo così facilmente percepibile.
Ora peró gli entusiasmi post elettorali sono destinati a spegnersi, ad essi bisogna sostituire un’analisi accurata di ciò che proprio da queste elezioni è emerso. Perché le difficoltà economiche che questo paese dovrà affrontare, e il modo in cui riuscirà (o meno) ad uscirne fuori avranno delle consegueze dirette sull’andamento fiscale del vecchio continente. quindi, come dagli stati Uniti si è diffusa la crisi, alloo stesso modo e dagli Stati Uniti che si aspettano speranzosi i primi segnali di crescita.
Il primo elemento che salta subito all’occhio è la profonda divisione politico-ideologica che ancora attanaglia il paese: divisone che, come ha nobilmente auspicato Romney nel breve discorso pronunciato dopo la sconfitta, deve assolutamente essere superata per trovare dei compromessi tra i partiti con cui risolvere le questioni finanziarie ed evitare il tracollo.
I motivi sono semplici. Da un lato il Congresso è dominato da una maggioranza Repubblicana, che se non accetterà di venire a patti non consentirà il vaglio delle misure prese da Obama: problema che si è già presentato nel mandato precedente, (si ricordi il caso della riforma sanitaria) ma che questa volta potrebbe rivelarsi fatale.
Dall’altro c’è la divisione ideologica: le opinioni sui temi sociali come l’aborto, o la liceità di matrimoni e adozioni gay, sono ancora così discordanti che non è possibile per chi è al governo, prendere una decisione che metta d’accordo tutti.
Ecco quindi spiegato il perché della sconfitta di Romney, nonostante il malcontento ampiamente diffuso nei confronti del Presidente e la scadente prestazione al primo dei due dibattiti televisivi tra i candidati avrebbero potuto favorirlo: Romney, anche durante la sua campagna, non è stato in grado di presentarsi come Presidente di tutti i cittadini. E’ rimasto ferreo sulle posizioni profondamente contrarie a queste richieste di “innovazione sociale”, a cui sono favorevoli cittadini sempre più numerosi. Si è mostrato distaccato, sordo alle esigenze della gentecomune, attento solo alle paure dei ricchi: ci è voluto l’intervento della moglie per tentare di far capire che anche Romney possiede un’emotivtà, dei sentimenti. il culmine è stata la sua famosa gaffe ripresa in un video amatoriale, in cui con tremenda sincerità afferma che “non mi preoccupo dei poveri, vivono alle dipendenze del governo, e non pagano le tasse”. Lì lui si è condannato alla sconfitta: ha suscitato il ribrezzo non solo di chi è sempre stato filodemocratico, ma anche dei repubblicani moderati non avversi ai ceti sociali meno abbienti, e si è sicuramente “giocato” il voto dei numerosissimi delusi che nel 2008 avevano votato Obama, e che sarebbero stati disposti a dare la propria fiducia ad un candidato diverso.
Ma come può un paese affidarsi ad un uomo così chiuso mentalmente, quando non c’è più una maggioranza di cittadini protestanti ricchi a costituire la classe più numerosa, ma ci sono minoranze etniche (come quella ispanica provenienti da Messico e Sud America) stanno diventando sempre più numerose?
Ora però che la vittoria è stata ottenuta, c’è bisogno di un Obama determinato a superare queste difficoltà. Il timore della caduta del governo, la paura di fare scelte impopolari non può ostacolare la sua azione politica: serve coraggio, serve razionalità, e servono delle capacità comunicative (che tanto mancano al nostro governo tecnico) con cui spiegare e far accettare agli americani i sacrifici che verranno imposti, senza però cedere al populismo da applausi facili.
Non tacciatemi di megalomania, ma penso di interpretare correttanente il pensiero comune, se affermo che noi italiani ci associamo a Romney quando dice “prego Dio che il Presidente abbia successo”.
Ora peró gli entusiasmi post elettorali sono destinati a spegnersi, ad essi bisogna sostituire un’analisi accurata di ciò che proprio da queste elezioni è emerso. Perché le difficoltà economiche che questo paese dovrà affrontare, e il modo in cui riuscirà (o meno) ad uscirne fuori avranno delle consegueze dirette sull’andamento fiscale del vecchio continente. quindi, come dagli stati Uniti si è diffusa la crisi, alloo stesso modo e dagli Stati Uniti che si aspettano speranzosi i primi segnali di crescita.
Il primo elemento che salta subito all’occhio è la profonda divisione politico-ideologica che ancora attanaglia il paese: divisone che, come ha nobilmente auspicato Romney nel breve discorso pronunciato dopo la sconfitta, deve assolutamente essere superata per trovare dei compromessi tra i partiti con cui risolvere le questioni finanziarie ed evitare il tracollo.
I motivi sono semplici. Da un lato il Congresso è dominato da una maggioranza Repubblicana, che se non accetterà di venire a patti non consentirà il vaglio delle misure prese da Obama: problema che si è già presentato nel mandato precedente, (si ricordi il caso della riforma sanitaria) ma che questa volta potrebbe rivelarsi fatale.
Dall’altro c’è la divisione ideologica: le opinioni sui temi sociali come l’aborto, o la liceità di matrimoni e adozioni gay, sono ancora così discordanti che non è possibile per chi è al governo, prendere una decisione che metta d’accordo tutti.
Ecco quindi spiegato il perché della sconfitta di Romney, nonostante il malcontento ampiamente diffuso nei confronti del Presidente e la scadente prestazione al primo dei due dibattiti televisivi tra i candidati avrebbero potuto favorirlo: Romney, anche durante la sua campagna, non è stato in grado di presentarsi come Presidente di tutti i cittadini. E’ rimasto ferreo sulle posizioni profondamente contrarie a queste richieste di “innovazione sociale”, a cui sono favorevoli cittadini sempre più numerosi. Si è mostrato distaccato, sordo alle esigenze della gentecomune, attento solo alle paure dei ricchi: ci è voluto l’intervento della moglie per tentare di far capire che anche Romney possiede un’emotivtà, dei sentimenti. il culmine è stata la sua famosa gaffe ripresa in un video amatoriale, in cui con tremenda sincerità afferma che “non mi preoccupo dei poveri, vivono alle dipendenze del governo, e non pagano le tasse”. Lì lui si è condannato alla sconfitta: ha suscitato il ribrezzo non solo di chi è sempre stato filodemocratico, ma anche dei repubblicani moderati non avversi ai ceti sociali meno abbienti, e si è sicuramente “giocato” il voto dei numerosissimi delusi che nel 2008 avevano votato Obama, e che sarebbero stati disposti a dare la propria fiducia ad un candidato diverso.
Ma come può un paese affidarsi ad un uomo così chiuso mentalmente, quando non c’è più una maggioranza di cittadini protestanti ricchi a costituire la classe più numerosa, ma ci sono minoranze etniche (come quella ispanica provenienti da Messico e Sud America) stanno diventando sempre più numerose?
Ora però che la vittoria è stata ottenuta, c’è bisogno di un Obama determinato a superare queste difficoltà. Il timore della caduta del governo, la paura di fare scelte impopolari non può ostacolare la sua azione politica: serve coraggio, serve razionalità, e servono delle capacità comunicative (che tanto mancano al nostro governo tecnico) con cui spiegare e far accettare agli americani i sacrifici che verranno imposti, senza però cedere al populismo da applausi facili.
Non tacciatemi di megalomania, ma penso di interpretare correttanente il pensiero comune, se affermo che noi italiani ci associamo a Romney quando dice “prego Dio che il Presidente abbia successo”.
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